Cosa è il Ragtime

img083 copiaIl ragtime è senza dubbio una musica pianistica. Ma fin dal suo primo affacciarsi sulla scena musicale americana, alla fine dell’Ottocento, si diffuse attraverso gli organici strumentali più diversi: il pubblico ne decretò il successo ascoltando un vasto repertorio eseguito da solisti, duo e trii che combinavano pianoforte, marimba, fisarmonica, banjo; e poi ensemble di mandolini, gruppi di archi, piccole bande di ottoni, ance e percussioni, grandi orchestre militari. Questi gruppi potevano essere ascoltati in concerti, sale da ballo, teatri, ristoranti, hotel, raduni all’aperto e naturalmente i dischi, che cominciavano a raggiungere un pubblico sempre più ampio. Insomma, il ragtime aveva sonorità mutevoli e cangianti, adatte ai diversi contesti sociali e comunicativi. Naturalmente il grosso della produzione vedeva la luce sotto forma di spartiti per pianoforte – magari semplificati per un pubblico di dilettanti – o dei più comodi ma costosi rulli di pianola. Nondimeno i direttori delle orchestre da ballo e delle bande necessitavano di adattamenti per insiemi strumentali più ampi, arrangiamenti adattabili a organici mutevoli e precari. Fin da subito si resero pertanto disponibilile parti a stampa per gli strumenti che, nei primi anni del Novecento, caratterizzavano un gruppo da ballo: flauto e violino avevano il tema, cornette e clarinetti si dividevano tra rinforzo del tema e armonia di base, il pianoforte con la destra raddoppiava la melodia e con la sinistra sosteneva l’accompagnamento, mentre trombone, violoncello, fagotto, contrabbasso e percussioni marcavano gli accordi e il ritmo di base (il rullante raddoppiava la melodia). Già nei primi anni Dieci questo assetto si era semplificato e i ruoli erano mutati: ora è la cornetta, con il violino, a esporre la melodia principale; il clarinetto esegue degli abbellimenti più fioriti e ampi controcanti sono affidati al violoncello e al trombone; la grancassa ravviva l’accompagnamento con sincopi e spiazzamenti ritmici.

La fortuna di questo tipo di insieme è testimoniata dalle numerose pubblicazioni che furono date alle stampe tra il 1910 e il 1915. Si trattava di album che raccoglievano le parti di diversi brani, in genere una dozzina – per un singolo strumento. In pratica il direttore acquistava tanti album quanti erano gli strumenti della sua banda, ognuno contenente le parti di dodici pezzi; non esisteva una partitura complessiva. Tra le varie raccolte la più famosa rimane il cosiddetto Red Back Book of Rags, un libro dalla copertina rossa pubblicata nel 1915 da John Stark, il cui titolo in realtà era Standard High-Class Rags. L’album raccoglieva gli arrangiamenti bandistici – già pubblicati singolarmente negli anni precedenti – dei maggiori successi del catalogo Stark. In tutto si trattava di 15 pezzi per il seguente organico: flauto/ottavino, clarinetto, tromba, trombone, primo e secondo violino, violoncello, contrabbasso o tuba, pianoforte, e batteria. La pubblicazione, che non era ignota ai musicisti di New Orleans, non ebbe un particolare successo ma è tornata all’attenzione degli appassionati nel 1974, quando Gunther Schuller ne ristampò una versione emendata dagli errori e con alcune varianti formali, realizzandone anche una registrazione discografica pionieristica ma che oggi appare poco filologica. In genere gli arrangiamenti seguono fedelmente l’originale pianistico, ma non di rado vengono aggiunti i controcanti per il trombone e il violoncello o abbellimenti nei legni: Una prassi che fa il paio con l’arricchimento della trama pianistica nei rulli di pianola.

La possibilità di ascoltare orchestrazioni d’epoca solleva il problema della congruenza tra la scrittura e la strumentazione. Nel ragtime pianistico sono confluiti stili strumentali molto diversi: Arpeggi e salti accentati derivanti dal banjo, melodie folk di natura violinistica, fraseggi derivanti dalle ance, per non dire della percussività africana applicata alla tastiera. Le orchestrazioni raramente riflettono le derivazioni e i suggerimenti strumentali contenuti nello spartito originale, con qualche eccezione, come il trio di Elite Syncopations, la cui melodia di danza viene correttamente trascritta per violino. Altre volte questa indifferenza genera soluzioni molto vivaci, come nella fitta trama polifonica di Magnetic Rag o nel pianismo ‘bandistico’ di Maple Leaf Rag. In generale le trascrizioni non tradiscono il carattere espressivo del brano originale: E’ lì a dimostrarlo Grace and Beauty, le cui meravigliose, lunghe melodie ondulate escono esaltate dalla distribuzione su più strumenti. Risulta allora chiaro che queste orchestrazioni non si limitano a dare un ‘colore’ agli originali, ma sono in grado di svelare la ricchezza compositiva ed espressiva delle pagine pianistiche. Altro problema è quello di una prassi esecutiva filologica. Gli spartiti originali sono avari di indicazioni poiché le regole esecutive appartenevano a un sapere orale che si è perduto. Ed il tema su cui ha molto lavorato il musicologo Marcello Piras che, integrando le revisioni di GuntherSchuller, ha suggerito agli interpreti della Alexander’s Ragtime Band metronomi corretti, dinamiche e fraseggi esemplati su ciò che sappiamo delle tecniche esecutive bandistiche e popolari dei primi del Novecento: Un sapere che ci giunge dai manuali, dai dischi ma soprattutto dalla scrittura stessa.

In fondo si tratta dello stesso problema che affrontano gli esecutori di musica barocca, con gli stessi margini di incertezza e arbitrio: a cui si supplisce con una visione interpretativa forte e coerente.

Stefano Zenni