Dicono di noi

La dedica di questo disco mi giunge particolarmente gradita, sia per l’amicizia che mi lega ad Alessandro Panatteri, sia per il piacere di aver ascoltato più volte la Alexander’s Ragtime Band in concerto. Alessandro Panatteri porta con sé un raro bagaglio musicale. Da tempo lo osservo lavorare, nei suoi concerti, nei miei spettacoli. Traspare in lui una tensione ideale mirata ad intrecciare innovazione e tradizione, quasi a volerci, a volersi rassicurare che una non può prescindere dall’altra. Rapportato al teatro di prosa questo atteggiamento mi fa venire in mente Peter Brook, che ama spesso dire che il suo ideale sarebbe di poter fare due regie l’anno, un classico con gli occhi del contemporaneo ed un contemporaneo con gli occhi del classico. Ed in un certo senso l’esperienza musicale di Alessandro Panatteri in questi ultimi anni (e quella che abbiamo vissuto assieme nello spettacolo tratto da “Amerika” di Kafka) sembra vivere questa felice ambivalenza, mai ambiguità. Egli, col valido apporto dei musicisti della “Alexander’s Ragtime Band”, indaga con rara efficacia su quanto la musica del Nuovo Mondo debba in parte alla “nostra” musica, nonché ai ritmi tribali africani importati in America durante gli anni delle deportazioni di schiavi neri. Cogliere il legame dei viaggi tra un mondo e l’altro per nuove conoscenze e nuove commistioni, mi sembra essere uno dei punti fermi della sua ricerca musicale. Il Ragtime prende nutrimento anche da quel ricco patrimonio offerto in dote alla nuova America dal cuore della vecchia Europa, portato al di là dell’Oceano negli anni da tanti emigranti e dai loro sogni, nascosto nei bagagli assieme a ricordi di famiglia, feste, amori, fedi religiose e musica: valzer, mazurke, polke e soprattutto marce militari, così in voga nella seconda metà dell’Ottocento in America. Oggi come ieri. Disperazione si unisce a disperazione, vitalità a vitalità, speranza a speranza, tutto raccolto con passione e con intuizioni creative vivissime che formano un ponte fra il nascente jazz nero e la vecchia Europa, e che dai quei legami antichi, spesso misconosciuti, porta verso nuove conoscenze, nuovi linguaggi, nuovi musicisti del 2000, come Alessandro Panatteri e la Alexander’s Ragtime Band!

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Maurizio Scaparro (regista)

 

Mi sono trovato a registrare con la Alexander’s Ragtime Band di Alessandro Panatteri, per il film “La leggenda del pianista sull’oceano” delle composizioni che riproducevano un antico comporre e un antico suonare; solo che questo, pur essendo un prodotto storico, è stato fatto in una maniera assolutamente creativa e pulita, insomma in maniera altamente professionale. Le composizioni che accompagnavano la realtà del film e della vita vissuta erano particolarmente deliziose, al punto di non sentire assolutamente che tanto tempo della storia fosse passato.

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Ennio Morricone (compositore)

 

Quando ho ascoltato la cassetta dell’orchestra, che Marcello Piras ha mandato a Morricone, poi Morricone ha mandato a me… devo dire che sono rimasto molto affascinato da quell’esecuzione (Peacherine Rag). Quello che mi ha colpito non era tanto il tipo di repertorio al quale hanno dedicato tutta la loro attività, fatto in sé straordinario, quanto tutta la ricerca, tutto il lavoro non solo nel recuperare i brani e gli arrangiamenti originali, ma nel recuperare quelle sonorità: se voi prendeste un altro gruppo qualunque, di gente che suona gli stessi strumenti, ma che non ha il loro background, sentireste delle cose completamente diverse, meno affascinanti; infatti con Morricone decidemmo immediatamente che il nostro ragtime sarebbe stato realizzato da loro, anche sulla scena.

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Giuseppe Tornatore (regista cinematografico, premio oscar)

 

E’ straordinario il lavoro filologico e di “ricostruzione” sonora di Alessandro Panatteri e la sua Alexander’s Ragtime Band. Le sue registrazioni e le sue performances sono perle per palati raffinati e per coloro che amano addentrarsi nella verità storica degli inizi della musica americana del ‘900. Raramente si assiste a un lavoro così scrupoloso e perfetto che dovrebbe essere più visibile nei nostri festival quasi sempre attratti solo dalle mode correnti sempre più discutibili. E riprendendo i versi della celebre canzone di Irving Berlin, anche noi diciamo “Venite, venite a sentire il meraviglioso suono della Alexander’s Ragtime Band!”

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Lino Patruno (musicista)