Rassegna stampa

…gran successo al Classico per l’Alexander’s Ragtime Band, il pubblico è stato ammaliato dal ragtime; del profumo di un’epoca ormai passata intessuta di un fiducioso e quasi ingenuo ottimismo. fatto è che prima e dopo la mezzanotte l’Alexander’s Ragtime Band ha conquistato un pubblico abituato a codici musicali ben differenti. Nel gruppo ben affiatato e ben coeso è il collettivo a saper rendere in modo filologicamente corretto quanto vitale e umanissimo una musica troppo facilmente dimenticata, da apprezzare non in quanto musica d’epoca (antiquariato) ma perché ancora capace di comunicare emozioni e sentimenti che trascolorano dalla gioia alla malinconia in mille sfumature. Al ragtime spetta uno spazio importante nella musica del ‘900 e l’Alexander’s Ragtime Band ha saputo dimostrarlo, unendo rigore e spettacolarità.

Luigi Onori, Il Manifesto, 09/12/1993

 

…la chicca della prima parte della rassegna è stata comunque la Alexander’s Ragtime Band. A rigore non si tratta di un gruppo di jazz (tutto ciò che suonano è rigidamente letto sullo spartito) ma la loro ricerca di un repertorio e di uno stile esecutivo che prende spunto dall’esperienza americana “New Orleans Ragtime Orchestra” di Bill Russell e Lars Edegran, oltre a risultare piacevolissima è anche valida su un piano rigorosamente filologico. La loro rilettura orchestrale del ragtime, soprattutto le composizioni di Scott Joplin in chiave non “modernizzata”, è assolutamente ammirevole.

Vittorio Castelli, Musica Jazz, 07/08/1994

 

…non più le classiche riletture pianistiche, più o meno corrette filologicamente, ma le versioni orchestrali – e spesso nelle orchestrazioni originali – riproposte dalla Alexander’s Ragtime Band del pianista Alessandro Panatteri. Un occasione di rilievo, quindi, che ha presentato alcune prime italiane come “Frog Legs Rag” e “Scott Joplin’s New Rag”, accanto a un prezioso siparietto per quartetto vocale e pianoforte, “We Will Rest Awhile”, tratto dall’opera “Treemonisha”.

Ugo Sbisà, Musica Jazz, Aprile 1995

 

…la seconda parte della serata, incentrata sul ragtime, ha visto la pittoresca esibizione della Alexander’s Ragtime Band nostrana che, incitata dal pianista Alessandro (appunto!) Panatteri, ha rivitalizzato in una vorticosa serie di pezzi firmati soprattutto da Scott Joplin ma anche da James Scott e Arthur Marshall. Il versante pittoresco non si riferisce soltanto alla foga interpretativa dell’orchestra ma anche ai costumi evocanti gli anni ’10; il tutto contribuiva a rendere una festosa atmosfera di divertimento.

Giuseppe Barazzetta, Il Sismografo, Aprile 1995

 

Alessandro Panatteri ha eseguito i rag dei compositori della valle dei Missouri: l’integrale (per la prima volta in Italia) di Tom Turpin e Louis Chauvin, un brano di Scott Hayden e l’intera serie (sempre in prima italiana) dei cinque Pastime Rag di Artie Matthews. Panatteri ha un tocco splendido: brillante, luminoso e costantemente cantabile. Superato lo scoglio di un approccio a un pianoforte non proprio ideale, Panatteri si è rilassato, regalandoci tra l’altro una magnifica esecuzione dei Pastime Rag, brani tanto citati quanto poco ascoltati. A Pescara abbiamo potuto apprezzarne la varietà espressiva, il gioco a sorpresa e l’imprevedibile policromia arlecchino degli episodi, che Panatteri ha sciorinato con eloquio sicuro e fluente, un esecuzione che chi scrive non dimenticherà tanto presto.

Stefano Zenni, Il Sismografo, Aprile 1996

 

… pochi immaginavano che si sarebbero spellati le mani a chiedere il bis. Di più: pochi immaginavano che avrebbero assistito a un’impresa atletica. Nel Giro degli Ottoni in tre tappe ha trionfato infatti Antonio Dionisi, il trombonista della Alexander’s Ragtime Band. Aveva dalla sua il conforto di Alessandro Panatteri, suo leader abituale e colonna del nostro Festival. Accanto a lui Panatteri ha dato il miglior concerto che gli abbia sentito fare: immacolato fino nei dettagli, ha teso e mollato l’elastico a Dionisi, portandolo in braccio e dettandone la conduzione dinamica e agogica come solo un vero direttore d’orchestra sa fare.

Marcello Piras, Il Sismografo, Aprile 1998

 

… è, alla fine, la musica il collante emotivo di “Novecento”, Al grande jazz di repertorio e a quello scatenato, eseguito per il film dalla Alexander’s Ragtime Band e altri esecutori, si aggiunge la bella musica scritta appositamente da Ennio Morricone.

Irene Bignardi, La Repubblica, 28/10/1998

 

… prima dei concerto il pubblico è stato accolto in sala dalla Alexander’s Ragtime Band, l’unica orchestra in Europa che interpreta arrangiamenti originali di Ragtime, poi è iniziata la lunga linea musicale della Leggenda, senza interruzioni e applausi come il maestro Morricone ha fatto richiedere.

M. And. 21/03/2000

 

…grazie a una minuziosa ricostruzione presentata in ordine cronologico, marce, cake-walk e rag (fra cui i noti Original Rag, Maple Leaf Rag e The Entertainer) sono animati da un nuovo respiro; Jungle Blues, The Pearls, Kansas City Stomps evidenziano la genialità di Morton nella distribuzione delle voci, nell’alternanza tra scrittura e porzioni limitate di improvvisazione, condite da genuino swing. Punto ideale di saldatura, anche dal punto di vista storico, quell’Alexander’s Ragtime Band di Irving Berlin da cui la piccola orchestra romana ha tratto il nome. Da sottolineare, infine, la dedizione, la perizia e lo spirito dimostrati dai componenti. Marco Biaggioli (batteria), Pippo Parrino (tuba), Adriano lannucci (tromba), Antonio Dionisi (trombone), Fabio Colajanni (flauto e, più spesso, ottavino), Paolo Ravaglia (clarinetto), con l’aggiunta – nella seconda parte dei concerto – di Ferruccio Corsi al sax contralto, Massimo Morroni a banjo e chitarra

Enzo Boddi, Musica Jazz, Aprile 2000

 

“Esiste da un quindicennio la piccola orchestra romana a dodici elementi che s’è presa in carico un compito difficile e gioioso al contempo: restituire il profumo orchestrale che aveva all’inizio del secolo scorso il ragtime. Compito difficile perché è congetturale (ma non impossibile: qui c’entra la nuova musicologia afroamericana) riuscire a rendere colori, dinamiche, attacchi, portamento di questa musica che si tende ad associare solo ai tasti bianchi e neri del pianoforte, gioioso perché, visti gli esiti di questa brillante incisione, sembra tornare dalle nebbie del tempo una delle più guizzanti creature nate nell’incontro-scontro tra dettato musicale europeo e flessuose culture del ritmo d’Africa. Due “rags” non arrivano dalla storia e dalla bibbia del genere, il Red Back Book, ma dall’oggi: li firma il direttore, Alessandro Panatteri.”

Alias de “Il Manifesto”, 24 Giugno 2006